Tecniche

 

ESTRUSIONE DI TECNOPOLIMERI

Il tecnopolimero Bayer Novodur® è un materiale plastico ad alta tecnologia che Stefania Scarnati ha lavorato a temperature elevatissime e che non ammette indugi o errori. Una volta estruso sotto forma di nastro da un apposito macchinario industriale, è necessario modellarlo nel brevissimo tempo in cui il tecnopolimero si raffredda solidificandosi. “Quando modello il tecnopolimero so che, come in un incantesimo, ho i minuti contati: in tempi ridottissimi, infatti, il materiale si raffredda interrompendo bruscamente il ciclo produttivo. E’ sempre una sfida, ma vale la pena di viverla”.

Al Novodur® Stefania Scarnati ha unito nel corso degli anni un altro tecnopolimero Bayer, il Makralon®. Si tratta di un materiale che l’artista milanese utilizza in granuli, senza neppure passare attraverso macchinari industriali. “Trovo infatti che sia molto più ‘efficace’ sfruttare la sua lucentezza poggiandolo su lievi (ma tenaci) supporti filiformi”.

 

SCULTURE DA INDOSSARE

Rientrano in questa categoria le tecniche utilizzate da Stefania Scarnati per la realizzazione dei suoi talismani di luce, dei monili e degli argenti. Un percorso maturato dall’artista a partire dalla fine degli anni ’90 e che ha registrato un graduale passaggio verso l’uso di materiali sempre più leggeri e preziosi.

Nel caso dei talismani di luce, si procede all’incastonatura di pietre dure in un nastro di tecnopolimero estruso in A.B.S. (Acrilonitrile Butadinene Stirolo), un materiale tipicamente industriale.
Le pietre vengono scelte “in funzione della loro positività, oltre che per la loro bellezza”. Una volta selezionate, esse vengono levigate e avvolte dal tecnopolimero fuso. Il materiale industriale incastona le pietre con il suo restringimento termico e diviene esso stesso “gioiello” quando, decorato con polvere d’oro, si esprime come un unico, infinito imprevedibile percorso. Nella lavorazione dei talismani di luce, la rapidità dell’intervento e la fase della progettazione sono fondamentali, dati i tempi rapidi di solidificazione del tecnopolimero.

I monili sono invece il risultato di nuove sperimentazioni di Stefania Scarnati e in particolare del passaggio all’uso di una speciale resina con interessanti caratteristiche di duttilità e leggerezza. L’impiego di questo materiale consente ancora una volta la realizzazione di nastrificazioni aeree che però preservano una maggiore levità. Trattata con smalti e polveri d’oro, la resina impiegata nei monili di Stefania Scarnati dà all’artista la possibilità di realizzare piccoli bassorilievi di forme diverse che diventano anelli, bracciali, pendenti, spille ed orecchini di piccole e grandi dimensioni.

Gli argenti si caratterizzano infine per l’introduzione di materiali preziosi, oro e argento malleabili, laminati e modellati o lavorati con fusione a cera persa. Le evoluzioni materiche disegnano in questo caso forme ancora più eteree e cornici “liquide” che si aprono sulle epidermidi di chi le indossa. In alcune creazioni, la realizzazione del gioiello si conclude con un rivestimento di smalti a fuoco ottenuto da polveri colorate, spesso impreziosite da gocce di metallo puro.

 

INCISIONI

Incisioni classiche

La tecnica dell’acquaforte consiste nell’esecuzione di disegni realizzati con punte di acciao su lastre di zinco “preparate” (ricoperte con una mistura di bitume, benzina e cera) e successivamente bagnate in una soluzione di acido nitrico (acquaforte). L’acido corrode solo le parti della lastra non protette dalla mistura e corrispondenti al disegno esguito.
La lastra così ottenuta viene poi ripulita e inchiostrata per la stampa.

Con la tecnica dell’acquatinta, Stefania Scarnati aggiunge effetti di rugosità e chiaroscuro ad alcune delle sue acqueforti. La lastra viene infatti cosparsa con una polvere di bitume che, al momento dell’acidatura, consente di creare “campiture” di diversa entità.

 

Incisioni sperimentali

Sono tecniche di incisione che, contrariamente a quanto accade per le lavorazioni tradizionali (acquaforte / acquatinta / bulino etc) nascono dallo scorrimento, tra i rulli del torchio, di superfici inchiostrate (plexiglas, cellulosa), rese rugose dalla stratificazione di paste o di sostanze che creano spessori minimi e inusitati. “E’ poi l’intuito, unito alle innumerevoli prove di colore, che mi guida verso un risultato spesso sorprendente, anche se faticosamente ricercato”.
Alcune incisioni così ottenute vengono poi ritoccate a mano diventando un “monotipo” (un pezzo unico).

 

OLI

E’ il mondo dei silenzi, un mondo sospeso nel tempo in cui fluttuano forme e figure sempre più nitide, chiare, decise. Stefania Scarnati ha spesso notato come, per alcuni, l’immagine “nitida e tersa” sia in realtà sinonimo di uno stile scolastico, di maniera, privo di ricerca, sofferenza, fatica, dunque superficiale. Al contrario, la ricerca dell’armonia di una linea è sempre, per l’autrice, il risultato di scelte soppesate: il movimento, la sintesi, il piacere del bello non sono altro che espressione dell’amore verso la classicità, dove “bello” significa anche buono, giusto, saggio. “Il mio lavoro è quindi volto alla ricerca di immagini che raccontino emozioni, sentimenti, storia, con un linguaggio calmo, pacato, a volte rarefatto, a volte onirico”.

 

TERRE

Lavorare la TERRA è come tornare alle origini… Plasmare il fango fino a dargli il giusto volume, la forma cercata de il movimento voluto è un’esperienza unica ed inaspettata…
Tutto si modifica… tutto cambia al sapiente tocco delle mani: dall’argilla a creatività assoluta.
Pazienza e abilità sono compagne indispensabili per la completa espressione.